Domenico Attianese, il losco figuro che gestisce questo blog, è un autore indipendente, un editor, un giornalista e uno studente. Qui parlerà di Scrittura e cultura di genere, giornalismo ed editoria, antichi rituali per evocare demoni e curiosità assortite da fiera itinerante. Non siate così seri.


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Italiano Medio, di Maccio Capatonda

Se c’è una cosa che adoro è la comicità surrealista, ossia quel tipo di comicità che gioca sull’estremizzazione oltre ogni limite, sfociando nell’assurdità e avendo, spesso, anche il pregio di far pensare e ragionare sulla società, sul momento storico in cui si vive o su qualunque altro tema al centro dello sketch comico.
Ovviamente è un tipo di comicità molto difficile da realizzare, ci vuole poco per scadere nel ridicolo e nel triste del tipo “poveraccio, è proprio un cretino”, a dire il vero non so nemmeno se esiste questa definizione, ma “Comicità surrealista” può rendere l’idea del tipo di comicità di Maccio Capatonda, famoso per i suoi Trailer*, il cui nuovo film è uscito ieri nei cinema di tutta Italia e che io, ovviamente, sono andato a vedere.

Italiano Medio riprende l’idea di uno dei Trailer di Maccio Capatonda, ampliandola e analizzandola. L’idea di base è semplice: un uomo che fa di tutto per salvare il mondo (Vegano, ecologista, contro la vivisezione, per la raccolta differenziata etc. etc…certo, un poco esagerato, ma il senso generale è che tenta di migliorare il pianeta) vive malissimo e l’unico modo che ha per vivere meglio è prendere una pillola che ne limita le capacità cerebrali al 2%**, trasformandolo in un “Italiano Medio”, ossia un essere sub umano, imbecille in grado di pensare solo ad accoppiarsi con il maggior numero di donne possibile.***

La paura di veder rovinata la particolare comicità contenuta nei pochi minuti di Trailer era molta, ma già con Mario, una serie TV scritta da lui, e i suoi seguiti abbiamo visto che Maccio Capatonda era capacissimo di gestire anche tempi comici più lunghi di un trailer.
E ci è riuscito alla grandissimi anche con questo film.

Ovviamente è un tipo di film che non può piacere a tutti per il semplice fatto che non a tutti piace questo tipo di comicità, ma chi ha adorato i Trailer, chi ha adorato Mario e chi adora questo tipo di comicità non si possono lasciar sfuggire questa ultima opera.
Oltre ad analizzare più a fondo i temi cardine elencati un paio di paragrafi sopra, questo film analizza quella che oggi è la maggior parte della società italiana: schiava della televisione, del sesso visto come fine ultimo della propria vita e del divertimento degenerato.

Un disegno tragicomico che, tuttavia, ci mette in una posizione tale da dover fare i conti con noi stessi.
Tra una risata e l’altra.


 

 

*Se non li conoscete siete prima di tutto degli eretici, in secondo luogo potete recuperarli tranquillamente su Internet.
** Guardate Limitless, a proposito, ve lo consiglio. Perché? L’ispirazione per Italiano Medio (La pillola che modifica le capacità cerebrali) è presa da lì!
***Venerdì prossimo vi parlerò di un film che mostra, in pratica, una versione del futuro in cui sono tutti “Italiani Medi”.

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Gli ignoranti che seminano conoscenza

L’Italia è uno di quei paesi in cui se fai qualcosa di male, qualcosa di assurdo in senso negativo, qualcosa di allucinante sempre dalla parte del lato oscuro o qualcosa di ridicolo per te stesso…non ti succede nulla.

Se sei un politico pieno di processi e scandali, vai avanti.
Se sei uno scrittore che si finge un’altra persone e si autorecensisce e autoconsiglia, vai avanti.
Se sei un cuoco che in tv umilia giovani che tentano di imparare mentre i tuoi ristoranti cucinano da schifo, vai avanti.
E, ovviamente, la stessa cosa vale per i giornalisti.

Da un mese a questa parte, dall’uscita de “Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate” (A parte il titolo da “brrr”, l’ho trovato migliore del secondo, ma comunque ne riparleremo presto. Proprio mercoledì, credo.), in cui, non farò nomi, mi sono trovato di fronte alla prima “pirla” di saggezza dell’anno (consideriamolo 2015, va.)

Citando esattamente “…allo Hobbit, il volume con cui l’autore inglese (Tolkien. N.d.p.d.c.*) aveva sfruttato il successo del Signore degli Anelli immaginandosi un prologo…”

Non continuo a citare perchè l’articolo è osceno anche nella forma, ma soffermiamoci su queste poche, illuminanti parole.
Nell’ordine, l’autore dell’articolo, non conosce:
1) Tolkien.
2) Il Signore degli Anelli, libro e film.
3) Lo Hobbit, libro e film.
In sostanza, non ha le basi per parlare di quello di cui parla, eppure ci scriver un articolo sopra per donare la sua conoscenza agli altri. O meglio, la sua ignoranza.

Passiamo ad un film ancora nei cinema, La Teoria del Tutto (Di cui ho parlato qui.), nella quale recensione di un famoso giornale italiano (di cui non facciamo nome, ma ricordate sempre che l’Italia è una Repubblica.):

Citando, sempre precisamente: “…la biografia di Stephen Hawking, lo scienziato conosciuto più che per le sue teorie sulla natura del tempo e i buchi neri, alla serie The Big Bang Theory e I Simpson.”

Potremmo stare ore a discutere su quanta ignoranza contenga questa frase, o fare i complimenti all’autore perchè conosce i due show (non è da tutti) e perchè non ha scritto “…più che per le sue teorie […] per il fatto che è su una sedia a rotelle motorizzata e per la sua voce metallica”.
Certo, come no.
In effetti chi è che conosce questo scienziato da quattro soldi?

L’ultima infornata, inferiore alle due precedenti, è avvenuta la mattina di una settimana fa, quando ho deciso di scrivere questo post, leggendo una recensione della nuova serie dedicata a Flash, il supereroe DC.
La recensione era intitolata “Flash Gordon”.

Quindi, in sostanza, di che stiamo parlando?

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*Nota del padrone di casa.


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Freak Show e la poetica della giustizia divina

La settimana scorsa scrissi questo post qui in modo da dire due parole, proprio stringate, sulla fine della quarta stagione di uno dei miei serial preferiti “American Horror Story” e vi lasciai con la promessa di un altro articolo su una fantomatica “Poetica della giustizia” presente all’interno del telefilm.
Ed ecco qui l’articolo, anche se la giustizia è diventata “Divina”

La giustizia, in AHM, è sempre stata dalla parte del più forte. Raramente i deboli ottengono giustizia attraverso il mare di sangue che si è dipanato all’interno delle quattro stagioni, se non, forse, alla fine di ogni serie.
E, come quelle che l’hanno preceduta, anche Freak Show mostra proprio alla fine il destino di tutti i personaggi, quello che si sono meritati.
In questo caso, però, questo destino rivelato mette sotto una nuova luce la loro vita e la giustizia, sia quella ingiusta che quella che si sono fatti da soli.

I mostri vengono visti come malvagi, cattivi e meschini per il semplice fatto di essere, appunto, mostruosi, mentre i normali esseri umani si credono nel giusto, in questo caso parliamo dei poliziotti, e dalla parte della giustizia per il semplice fatto di essere normali e, magari, anche affascinanti.
In questa maniera i mostri vengono perseguiti per gli assassinii compiuti dal malefico clown, mentre Dandy, che uccide indiscriminatamente, la fa franca.
Perchè lui è normale, ed è ricco.

Stancatisi di queste angherie, i mostri decidono di farsi coraggio e iniziano, puntata dopo puntata, a farsi giustizia da soli.
Uccidono chi uccide i loro simili, uccidono chi li mette in pericolo, uccidono perfino chi li ha colpiti ma è stato costretto a farlo.
Sembrano essere un’inarrestabile macchina di morte, tutti insieme, come un’idra mostruosa.

Ma tra loro e gli uomini, tra loro e il Clown Malefico, c’è molta differenza. Almeno dal punto di vista di una giustizia che non è di questo mondo.

Il Clown, nonostante fosse stato tratto male per tutta la sua vita, aveva iniziato a fare del male arbitrariamente, a colpire bambini innocenti e a uccidere in modo indiscriminato.
Così la giustizia dei Freak l’ha colpito, l’unica vera giustizia che sembra imperare in questa saga, con le vesti di Edward Mordrake, il leggendario Freak Bicefalo, che colpisce i Freak che si esibiscono la notte di Halloween per trascinarli nel suo infernale Freak Show.
Ed è questo il destino che attende il Clown, essere trascinato via dal demone bicefalo per tutto il male che ha fatto.

A differenza, invece, di Elsa Mars e tutto il suo adorabile, per modo di dire, caravanserraglio.
(E QUI CI SONO SPOILER SULL’ULTIMA PUNTATA)
Alla fine di tutto, Dandy acquista il Freak Show, Elsa Mars diventa una stella del cinema e tutto sembra andare bene, ma no, ovviamente non poteva finire così, Dandy si rivela per quello che è uccidendo tutti i Freak, o quasi (Non vi dirò nulla sulla sua morte!), per poi avere quello che si merita.
Così come Elsa Mars si esibisce ad Halloween, pronta ad abbracciare Mordrake e fuggire all’inferno con lui, per espiare i suoi peccati, sola e piena di senso di colpa per la morte di tutti i suoi freak.

Ma, a differenza del Clown, per loro non è così.
Elsa Mars finirà in una sottospecie di paradiso, insieme a tutti i suoi adorati “Figli”, e all’amica da lei uccisa, in un Freak Show perenne, dove tutti loro si sentono accettati e felici.

Perché? Perché loro non sono andati all’inferno? Perché Elsa Mars è stata rifiutata da Mordrake?
Perché non sono mai stati malvagi nel vero senso della parola, perché i loro sentimenti erano sinceri e perchè hanno sempre cercato di proteggersi l’un l’altro, pur con tutti gli errori, e orrori, che sono stati capaci di fare.
Hanno ucciso per difendere loro, la loro gente e la loro casa, ma si amavano l’un l’altro.
Amavano il Freak Show.
Ed è quello che faranno per sempre.

Life On Mars, di Elsa Mars

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Fermatevi, voi, lì, con i forconi e le torce.
Lo so che Life On Mars è di David Bowie (In che mondo viviamo, dover specificare certe cose…), ma l’interpretazione che ne ha fatto Jessica Lange in American Horror Story: Freak Show mi ha colpito.
Una voce fantastica, unita ad una spettacolare presenza scenica e ad una canzone mitica.

Nella settimana di chiusura della quarta stagione di quel fantastico show che è Americna Horror Story (Ne ho parlato venerdì scorso QUI e domani avrete un altro articolo a riguardo!) non potevo che lasciarvela sacoltare.

Godetevela.

American Horror Story: The End of Freak Show

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È finita.
Dopo 13 episodi, mesi di mostruose atrocità, numerosi omicidi, peccati e crudeltà, Freak Show, la quarta stagione di American Horror Story, la fortunatissima, e incredibile, serie horror made in USA (Ma va, non si era capito dal nome, vero?), giunge al termine.

(LEGGETE SENZA PREOCCUPAZIONI, L’ARTICOLO È SPOILER FREE)

Una quarta stagione che ha affrontato una dei temi più affascinanti, intriganti e legati all’horror di quanto, forse, abbiano fatto le precedenti: I Freak. I mostri dei circhi itineranti che nei secoli, specialmente passati, venivano massacrati alla nascita o, appunto, sfruttati per far soldi fino alla loro morte.*
Un a stagione al cardiopalma, che non solo ci ha soffocato di colpi di scena, fantastici cattivi e fantasiosi Freak, ma ci ha donato una serie davvero spaventosa, dal punto di vista sia morale che fisico.

L’orrore “Fisico” ricopre l’intera serie a partire dalla sigla, attraversando ogni singolo personaggio per terminare nelle loro azioni.
Lo vediamo nei Freak, lo vediamo nelle azioni delle persone normali alla vista dei Freak, lo vediamo nell’escalation di omicidi una volta che un certo agente di Hollywood arriva nel circo degli orrori di Elsa Mars, anch’essa colpita da una dosa di orrore che l’ha completamente trasformata, fisicamente e mentalmente.

L’orrore morale lo vediamo, invece, nei singoli comportamenti.
Nel comportamenti di Elsa che, soffocando l’amore che prova per i suoi Freak, fa di tutto pur di diventare una stella del cinema.
Nel comportamento di una bella bionda e del suo compare truffatore, che fanno di tutto per impossessarsi dei Freak.
Nel comportamento di un uomo forzuto che fa di tutto per nascondere la sua vera natura, e in quello di un clown, e di un giovane, ricco e viziato moccioso.

Orrore su orrore, ma la cosa che più mi ha affascinato di questa quarta stagione non è questo, non sono i mostri né i colpi di scena o l’apparizione di Edward Mordrake (Che mi ha talmente affascinato da volerlo usare in un racconto, prima o poi.).
La cosa che più mi ha affascinato di questa serie, che si è capita solamente con il gran finale, è stata la “poetica della giustizia”, se così’ vogliamo chiamarla.
Ma di questo parleremo Lunedì.

 

 

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*Interessante il fatto che, quando venne annunciata la produzione di questa stagione, avevo appena finito di leggere “Il Circo Del Dottor Lao” che, se non sapete cos’è, dovreste assolutamente recuperare.


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Distopia Islamica: Una top five

1984L’immagine qui di fianco è, quasi certamente, l’emblema per eccellenza delle distopie. Proveniente da una delle distopie più famose, 1984 di George Orwell per chi di voi non lo sapesse*, chiaramente ispirato a quel baldo giovine di Adolf Hitler**, il volto del grande fratello è inquietante non tanto per l’immagine, quanto per quello che l’immagine sottintende.
L’annientamento delle libertà, pur mantenendone alcune all’apparenza.

Tuttavia, in un periodo del genere, dominato dal terrore dei terroristi Islamici***, chi scrive, e chi legge, non può far altro che domandarsi: Cosa succederebbe se…?
Se vincessero?
Se il terrore vincesse e imponessero il loro punto di vista, di un Islam malato e distorto, sul mondo?

Questa breve classifica è una risposta a questa domanda.
Vi propongo qualche libro, qualche ebook, in generale qualche storia distopica con questo tema centrale, sperando che non servano, un giorno o l’altro, da libri di storia. (L’ordine è puramente casuale 😀 )

1)Attacco All’Occidente, di Mario Farneti
Secondo volume della saga ucronica “Trilogia dell’Occidente”****, in questo volume della saga l’Impero d’Occidente (Si, in questa saga l’Occidente è un impero) se la deve vedere con una misterioso ed inafferrabile sceicco (Chiaramente ispirato ad Osama Bin Laden) che ha riunito tutti i paesi arabi sotto un’unica egida, creando un enorme esercito. Particolarmente interessante anche perchè reinterpreta il partito Fascista che, esiliato a Salò ed essendosi le truppe islamiche fermate a metà della penisola italiana, in questo volume fa parte, anzi, crea la resistenza contro questi invasori musulmani. Vedere i Fascisti come eroi non è da tutti i giorni, si dovrebbe leggere anche per straniarsi attraverso questo particolare.

2)Jubilaeum Jihad, di Alessandro Girola
Ultimo ebook di Alessandro Girola, che questa volta si cimenta nell’arduo campo della narrativa distopica/ucronica, lasciandoci un romanzo molto particolare, senza dubbio l’unico, in questa lista, perfettamente aderente ad una ideale descrizione di “Distopia Islamica”.
Senza troppi giri di parole, vi lascio alla sinossi presa direttamente da Plutonia Experiment:

Fine 2015: Nasce la COSMA, Congregazione degli Stati Musulmani Alleati, entità transnazionale che vuole imporre la rivoluzione jihadista in tutto il mondo.
Inizio 2016: Papa Bergoglio muore all’improvviso. Il suo successore, Leone XIV, è un intransigente conservatore, convinto sostenitore dell’inevitabile scontro di civiltà a cui il mondo sta andando incontro.
Inverno-Primavera 2016: Una lunga serie di attentati di matrice islamico-fondamentalista sconvolge gli Stati Uniti. Sono episodi singoli e di piccola portata, ma imprevedibili e in un’escalation senza precedenti.
Luglio 2016: Il presidente USA Rick Santorum nuclearizza Teheran, giudicata dagli esperti “la centrale del terrore” e la sede dei vertici COSMA.
2017: Uniti da un profondo desiderio di vendetta, i capi delle varie fazioni della COSMA trascinano gli stati islamici moderati in rivoluzioni teocratiche. Nel giro di qualche mese la Congregazione si allarga a molti, importanti paesi.
2017-2018: Il nuovo presidente americano Romney si impegna con gli alleati europei in una lunga campagna di terra al fine di limitare il dilagare della COSMA. I risultati sono però deludenti.
Primavera 2019: Un gruppo di autarchici americani tenta un golpe non violento negli USA: Mentre Romney pone rimedio all’inaspettata emergenza interna, la COSMA sferra un violento attacco al paese europeo più esposto, l’Italia. Nel giro di pochi giorni viene effettuata un’invasione con mezzi navali, aerei e di terra.
Autunno 2021: Da due anni l’Italia è un governatorato islamico. Abbandonata dagli ex alleati, la penisola prova sulla propria pelle la crudeltà del dominio straniero.Ma non tutto è perduto, finché c’è qualcuno che vuole ancora combattere l’invasore…

3)Sottomissione, di Michel Houellebecq
Romanzo diverso da quelli presentati fin ora, e da quelli che presenterò dopo, poiché mostra l’altro lato di una eventuale invasione islamica: quello positivo. Siamo in Francia, una Francia in cui la forza musulmana ha spodestato Hollande dopo il suo secondo mandato e si è insediato al governo. Una trama particolare e provocatoria, attraverso la quale Houllebecq elucubra politicamente e filosoficamente, mostrando il volto positivo di questa invasione, fino ad un punto in cui le persone si trovano in un paese migliore ora che sono governati da un partito musulmano.

4) Kondor, di Alan D. Altieri
Il “Branco di Lupi”, la più addestrata e micidiale unità delle Special Forces, è protagonista di questo romanzo, protagonista di una guerra infernale. La Grande Repubblica Islamica, nuova superpotenza, è in piena guerra sacra, mentre le Federazioni Nordamericana e Europea sono in guerra per il controllo del petrolio. Una paura diffusa, una guerra contro le potenze islamiche per il controllo di un bene essenziale, vista attraverso gli occhi di un gruppo di mercenari.

5) Traccia Bonus: Wanted, di Lavie Tidhar
Traccua bonus perchè non riguarda propriamente questo particolare sottogenere di ucronia, ma è un romanzo visionario per altri motivi: il mondo in cui è ambientato questo romanzo non ha mai vissuto l’11 settembre, gli attentati, la paura del terrorismo, la minaccia di Osama Bin Laden…non li ha mai vissuti se non nella serie di romanzi “Vigilante”.
Particolare perchè vediamo attraverso gli occhi di Joe, detective privato incaricato di indagare sull’autore di questi romanzi, il suo mondo “paradisiaco” e come lui vede il nostro mondo attraverso la penna dello scrittore.

Una piccola carrellata di romanzi per spaziare tra le più varie sfumature di questa particolare distopia, in modo da poter assaporare ogni minima variazione di un genere che, mai quanto in questo periodo, è attuale.

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*Dubito che ce ne siano, ma ho sentito cose che voi umani…
**Oppure all’altro baldo giovine, Charlie Chaplin, che ne “Il Grande Dittatore” possiede uno sguardo e un volto ancora più terrificanti dell’originale.
*** Non mi interessa discutere di Islam Buono, Islam Cattivo, Le Crociate, La colonizzazione etc etc. Questo post mira solo a proporvi qualche titolo da leggere 😀
****In questa saga, durante la seconda guerra mondiale, Stalin sferra un attacco per sottomettere l’Europa, ma l’Italia, l’Inghilterra e l’America si sono elevati a baluardo dell’Occidente, fino a conquistare Mosca.


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La Teoria del Tutto e la messa in scena dell’Amore

La teoria del tuttoUno dei generi cinematografici che adoro,a volte addirittura a prescindere dall’argomento, è il Biopic, che nel gergo cinematografico sta ad indicare la biografia di un personaggio realmente esistito. Volendo allargare il termine, ci spostiamo anche verso la narrazione di una storia riguardante non solo personaggi, ma anche programmi tv, libri, eventi.

La narrazione della vita di un personaggio realmente esistito può, forse ancora più di una storia inventata di sana pianta, riuscire a trasmettere emozioni e sentimenti in maniera ancora più potente, in quanto siamo coscienti che, seppur romanzata, la storia è ambientata nella realtà.
Un racconto che è accaduto a quella persona, ma che sarebbe potuto accadere anche a noi.

La potenza dei film autobiografici, quindi, sta nella trasmissione dei sentimenti, forse ancora più che nelle vite fantastiche che di solito raccontano.
Un esempio perfetto è “La Teoria del Tutto”*, splendida autobiografia sulla vita di Stephen Hawking, dai primi giorni dell’Università fino alla nomina di Cavaliere dell’Ordine Britannico da parte della Regina d’Inghilterra.

La bellezza di questo film sta non tanto nella perfetta messa in scena della malattia di Hawking, o nella corretta costruzione della storia o, ancora, nell’abilità degli attori, quando nella perfetta messa in scena delle storie d’amore presenti nel film.

Prima di tutto l’amore di Hawking per la scienza e per il suo essere scienziato. L’amore per la sua missione di comprensione del funzionamento dell’universo, senza blocchi mentali, senza pregiudizi verso nulla, una mente analitica pura e semplice.
Particolarmente significativo lo scambio di battute dove spiega, già scienziato affermato, che il suo lavoro attuale era confutare la tesi con il quale si era dottorato!
Una mentalità, a dirla tutta, che sarebbe utile in ogni ambito, ma purtroppo latita come non mai.

L’altra storia d’amore, quella vera, è quella tra Hawking e sua moglie, Jane Hawking.
Ci viene mostrato l’amore tra i due ragazzi, così forte da parte di Hawking da voler abbandonare Jane per non imprigionarla nella sua malattia, ma così forte in Jane da fregarsene altamente di quello che vuole fare Stephen e sposarlo, vivere con lui e creare una famiglia.
Un amore unico, che, tuttavia, il tempo e il peggiorare della malattia di Stephen logorano, giorno dopo giorno.

E questo ci porta al finale, l’unione tra l’amore tra due persone e il ragionare in maniera lucida, senza pregiudizi o odio insensato.
Ci porta alla consegna del Cavalierato, a cui Stephen viene accompagnato dalla moglie, pur non amandola e vivendoci più e avendo la quasi certezza che sia stata lei la prima, tra i due, a smettere di amare l’altro.

Nonostante questo chiede alla moglie di accompagnarlo, perchè sa, a prescindere da quello che è successo, che si sono amati e che lei l’ha sostenuto durante gli anni più difficili e grandiosi della sua vita.
Un passato che non merita di essere dimenticato, né coperto da odio insensato.

In sostanza, guardatelo, che è una figata!

 

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* Pur non essendo il mio Biopic Preferito, quella palma va a “An Adventure in Space and Time” che narra la nascita di Doctor Who. Come avrei potuto non amarlo? Non avrei potuto.

La Serenissima, Rondò Veneziano

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Quando ti ritrovi di fronte alla stazione dei carabinieri, per fare una denuncia, e devi chiamare Poste Italiane per bloccare una carta, l’ultima cosa che ti viene in mente è la possibilità di sentire una canzone che ti rimanga in testa.
In effetti, è l’ultima cosa che chiunque si aspetterebbe possa accadere.
E invece è accaduto.

Tutto si può dire delle poste italiane, tranne che non hanno gusti musicali.
La seguente musica, La Serenissima, è stata scelta per adempire al compito di intrattenere nelle eterne attese telefoniche.
Beh, almeno ascolterete buona musica!


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Cosa succede quando parli male dell’IVA sugli autori Indipendenti

Qualche giorno fa ho scritto per il blog di Moon Base Factory, la Factory editoriale di cui faccio orgogliosamente parte con un gruppo di validi autori (Almeno non ci spacciamo per casa editrice e pubblichiamo lavori, se posso permettermelo, molto fighi.), questo post sull’IVA.
Andate a dare una rapida lettura prima di continuare.

Fatto?
Spero di si.
Da quanto è nata la questione, c’è stato l’ovvio sospetto che questa legge sia stata fatta, anche, in parte, per affossare gli autori indipendenti.
O magari solo per avvantaggiare le Case Editrici, e di conseguenza istituire la clausola dell’ISBN, e di conseguenza affossare gli autori indipendenti.
La cosa curiosa è che, da quando c’è in giro questa nuova legge, nessuno ci vede nulla di strano.

Nessuno vede nulla di strano nel fatto che una legge fatta, così dicono in giro, per diffondere la cultura escluda parte di essa, considerano software i file dei miei ebook e libri gli stessi file, ma di una casa editrice.
Nessuno vede nulla di strano nel fatto che le case editrici non abbiano abbassato i prezzi, vedendo un aumento dei guadagni, quindi, del 20% circa su ogni 10-11-12 euro di ebook. (EDIT: QUesto post è stato scritto un paio di giorni fa, e oggi ho letto, infatti, che è stato richiesto l’intervento del’Antitrust perchè i prezzi degli ebook non sono scesi e ciò potrebbe costare all’Italia anche una sanzione dell’Unione. Mitico.)

Nessuno vede nulla di strano nel fatto che in tutto il resto del mondo gli autori indipendenti sono trattati con rispetto (Qui, fin ora, è successo raramente. Acheron ha pescato anche da questi per il suo catalogo di autori, ma di questo ne parleremo presto.),  mentre qui non solo si tenta di affossarli in più modi, ma ora vengono anche costretti ad aumentare i prezzi (O guadagnare meno.) o pagare uno sproposito per gli ISBN.

No, gli strani siamo noi.
Siamo noi che pretendiamo che i libri, pur non essendo editi da case editrici, vengano considerati tali.
Noi che ci azzardiamo a dire che un ISBN a 100 euro sia uno sproposito.
Noi che tentiamo di creare narrativa di genere in un paese in cui sta morendo.

Ma forse siamo noi a sbagliare.
Tenetevi gli ebook venduti a 4-5 euro, con 20 pagine di storia e 100 di pubblicità.


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A cosa diavolo sto lavorando (1)

Bazar In ProgressQuesto post, il primo dei post di Work In Progress, ma con un titolo molto più figo a dire il vero, sarebbe dovuto uscire lunedì.
Due giorni fa.
Solo che, due giorni fa, mi sono svegliato sudando freddo, con un mix di malattie mortali che hanno portato ad una resurrezione due giorni dopo e, quindi, hanno ritardato il post.
Mi spiace, la prossima volta terrò un set di sfere del drago sul comodino per queste eventualità.

Passiamo alle cose importanti.
Per Natale avrei dovuto pubblicare un nuovo ebook, ma il riposo dalla laurea, poi le feste, e poi l’idea che pubblicarlo dopo Natale sarebbe stato poco adatto hanno fatto maturare la decisione di scriverlo, si, ma pubblicarlo più in là.

Ovviamente non sono con le mani in mano, ma al lavoro su ben due progetti.
Il primo progetto, quello su cui sono al lavoro principalmente in questi giorni, è un ebook per una casa editrice.
Un saggio.
Si, ora mi posso pavoneggiare con il titolo di “Scrittore vevo” e addirittura “Saggista”, o meglio, potrei se le scadenze non incombessero, quindi non ne ho il tempo.
Ne saprete presto di più, tempo un paio di settimane, credo.

L’altro lavoro, ancora più segreto del precedente, sarà qualcosa che mi garantirà fama imperitura…tutti ridono, si.
La copertina dell’ebook è già pronta, durante i prossimi mesi, uno o due al massimo, ci sarà l’opera di riscrittura, di editing e di pubblicazione.
Vi piacerà, oh, se vi piacerà!

Finito qui?
Certo che no.
Intanto sto lavorando a due editing, con uno in attesa di inizio e un altro da iniziare nel prossimo futuro.
Il lavoro non manca, e prima che inizi l’università è meglio che mi dia da fare, così almeno da non sprecare il tempo libero che ho!