Domenico Attianese, il losco figuro che gestisce questo blog, è un autore indipendente, un editor, un giornalista e uno studente. Qui parlerà di Scrittura e cultura di genere, giornalismo ed editoria, antichi rituali per evocare demoni e curiosità assortite da fiera itinerante. Non siate così seri.


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Avengers: Age of Ultron

La Locandina del secondo film sui Vendicatori del Marvel Cinematic Universe!

La Locandina del secondo film sui Vendicatori del Marvel Cinematic Universe!

Prima di parlare di questo film c’è bisogno di una precisazione: sulla mia spalla c’è una scimmia enorme fin dalla fine del primo The Avengers, quando il volto di Thanos si è girato ghignando verso il pubblico, che è diventata delle dimensioni di King Kong quando ho letto il titolo degli ultimi due film dedicati ai Vendicatori, in uscita per il 2018 e il 2019: “Infinity War”.
Libidine Pura.
Lo attendo con l’ansia di un bambino che attende il Natale, ma sa che mancano ancora 3 maledettissimi anni a quel Natale.
Il che ha reso ancora più epica e magnifica la scena dopo i titoli di coda, ma di questo ve ne parlerò alla fine.
Fatta questa precisazione, ovviamente la scimmia c’era anche per questo “Avengers: Age of Ultron” fin dalla visione del primo trailer.
Come si fa a non andare in brodo di giuggiole alla promessa di un nemico come Ultron?
La Visione, Scarlet e Quicksilver su grande schermo? Come sopra, ma alla promessa di tre dei più grandi membri dei vendicatori finalmente su grande schermo?.
Lo scontro Hulk vs Hulkbuster sarebbe bastato per spingermi ad andare al cinema, una delle cose che da anni i fan aspettavano di vendere.
Ha mantenuto queste promesse? Ci sono state cose che non mi sono piaciute? Ci sono state cose epiche? Ora ne parliamo! (Senza spoiler, che ci saranno solo nella scena post Credit!)

Libidine Pura, come dicevo. Aumentata alla visione del film "I Guardiani della Galassia"

Libidine Pura, come dicevo. Aumentata alla visione del film “I Guardiani della Galassia”

Il film mi è piaciuto? Moltissimo, l’attesa è valsa la pena.
Non è possibile un confronto con il primo perchè il primo aveva quell’aura di “OH. MIO. DIO. I VENDICATORI!”, un’aura di novità che questo film non può avere, ma ci sono state molto altre cose epiche, come ho elencato prima.
Tutte le promesse sono state mantenute.

I Vendicatori vengono ritratti come un gruppo molto più affiatato di prima, nonostante i problemi e i segreti che hanno tra loro riescono a lasciarseli alle spalle, proprio perchè ormai sono amici più che colleghi. Anzi, Hulk e la Vedova nera sembrano proprio qualcosa di più, e una delle poche cose che non mi sono piaciute non sono state tanto la pseudo storia d’amore tra i due, ma come hanno ridotto i personaggi vittima di quel sentimento. Potevano gestirlo meglio, ma non è neanche un gran problema. Si fanno perdonare con la scena del bacio.
Splendida.

Ultron si è presentato come una vera e propria calamità per i Vendicatori, non solo per il controllo dell’esercito di “Iron Man”, ma anche per la sua lucida follia.
Loki voleva conquistare il mondo, lui vuole estinguere l’intera razza umana come ai bei vecchi tempi dei dinosauri: Con un meteorite.
Non c’è paragone tra i due, oltre al fatto che Loki, alla fine, era un “Burattino”, se vogliamo usare un vocabolario caro ad Ultron.

La gestione dei personaggi è splendida, nonostante siano aumentati notevolmente. 
Oltre un doveroso sguardo su Occhio di Falco, che nel primo film è passato un po’ in secondo piano perchè ha passato la prima parte del film a tentare di far fuori il resto dei vendicatori, l’introduzione di ben tre nuovi supereroi, pi l’apparizione di tutti i supereroi “Secondari” apparsi nei vari film, non appesantisce minimamente la narrazione.
Vengono gestiti tutti magnificamente.
I Gemelli potenziati dal Barone Struker  grazie allo scettro di Loki, Pietro e Wanda Maximoff, hanno motivazioni valide per fare quello che fanno, e non sono “Cattivi da strapazzo”, ma diventano quello che sono nei fumetti: Scarlet e Quicksilver, due dei più importanti, potenti e utili membri dei Vendicatori.
Splendido anche il Cameo di Stan Lee, uno dei miglior fin ora!

Il Combattimento tra Iron Man che indossa l’armatura Hulkbuster e l’Hulk furioso per l’inganno mentale di Scarlett è qualcosa di magnifico, qualcosa che tutti quelli che abbiano mai letto uno scontro di quel genere hanno sempre desiderato vedere.
Non spendo parole su questo perchè non ce ne sono, è un desiderio che finalmente è diventato realtà. Dovete vederlo!

Nell'angolo verde...Hulk! Nell'angolo rosso...Veronica!

Nell’angolo verde…Hulk! Nell’angolo rosso…Veronica!

La Visione è una delle new entry più interessanti sia per questo film che per i film futuri.
Nei fumetti Visione è un androide assemblato da Ultron per, perdonate il gioco di parole, vendicarsi dei Vendicatori. Qui, invece, costruisce il suo corpo come proprie evoluzione per poi ritrovarselo come nemico una volta giunto all’attuazione del suo piano finale.
Con tanto di ammiccata a Scarlet.
Ma perchè non ne ho parlato prima, quando ho accennato alla gestione dei personaggi?

Leggete le prossime righe, in cui c’è una piccola ipotesi sul futuro della “Visione” all’interno dell’Universo Marvel Cinematografico!

Tuttavia in questo film si iniziano a gettare le basi per “Infinity War”, prima con Thor, sul quale il trucco mentale di Scarlet non incasina la mente, ma gli permette di avere una visione del futuro e di comprendere una cosa: 4 delle gemme dell’infinito si sono palesate negli ultimi anni, c’è qualcosa che non va.
Un pericolo che quindi lo spinge a dare una mano nella creazione della Visione (Come lo vedrete nel film.) perchè in possesso della gemma della mente.
Cosa c’entra la Visione con la gemma della mente? Niente, ma l’ipotesi è che nell’universo cinematografico “La Visione” sia stata fusa con un altro androide dell’Universo Marvel, anche questo nato sulla terra, ma nemico giurato, e amico fidato, di Thanos di Titano: Adam Warlock.
Adam Warlock araldo della vita, vita che La Visione, come dice più volte, è disposto a proteggere.
Adam Warlock in possesso della gemma della mente, incastonata sulla sua fronte, così come è incastonata sulla fronte della Visione.
Adam Warlock nato da un bozzolo impenetrabile, così come è nata La Visione.
Ipotesi abbastanza fondata, credo, sulla quale torneremo nei prossimi giorni.

Il tono è diventato più cupo rispetto al primo film, una cambiamento doveroso dato il calibro del nemico, un tono cupo che però non scimmiottala DC, il cui “cupo” a volte sfocia nel ridicolo (Qualcuno ha detto Man of Steel?), ma che la scia spazio a numerosi momenti comici davvero spettacolari, come:
Il cameo di Stan Lee.
La prova del Martello, specialmente quando tocca alla Visione.
Il povero War Machine.
Un paio di volte lo stesso Ultron (Può non piacere che l’abbiano umanizzato, ma non è l’Ultron dei fumetti! Questo Ultron ha preso tutto dal papà Tony Stark, quindi è ovvio che sia sarcastico.)
La battute di Tony.
E questi solo per farvi degli esempi!

In conclusione questo film è stato uno spettacolo, bellissimo sotto quasi ogni punto di vista, con qualche ovvio neo, ma niente di particolarmente grave.
Pieno di momenti epici, ma davvero pieno, altrettanto pieno di momenti divertenti nonostante la cupezza.
Un’impresa creare una cosa del genere dopo il Primo “The Avengers”, ma Joss Whedon è un genio, e questa ne è un’ulteriore prova.
Usando poche parole: Una figata, guardatelo!

ENORMI SPOILER SULLA SCENA POST CREDIT E SULLE GEMME DELL’INFINITO!!

Le gemme dell’Infinito fin ora apparse, e quelle ancora mancanti! (Sono nell’ordine giusto? Indovinatelo 😉 )

E ora arriviamo alla scena post credit!
La scena, come ho scritto su facebook, forse più “Telefonata” di tutti i film Marvel.
La più OVVIA.
In special modo dopo che nel film si parla tanto delle Gemme dell’Infinito, ma ci siamo, siamo arrivati alla scena Post Credit più FIGA, EPICA e piena di HYPE di tutti i tempi:

Guanto dell’Infinto.
Parole che risuonano nell’oscurità “Vorrà dire che dovrò farlo da solo.”
Thanos che prende ed indossa il Guanto!
Sipario.

 La Guerra dell’Infinito ci attende.


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Hellraiser Revelation

E rieccoci ad un’altro recupero, sempre una recensione, ma questa volta è la mia prima recensione in assoluto, e una delle uniche due recensione negative che io abbia mai fatto*, proprio perchè rimasi estremamente deluso da questo film, sia in quanto una rovina del nome di Hellraiser, ma anche in quanto film decisamente insulso sotto ogni punto di vista.
Cominciamo a parlarne male, va.

Lammerda

All’epoca dell’altro Blog questo magnifico banner non esisteva neppure :’)

Clive Barker.
Vi dice niente questo nome?.
Uno dei maggiori narratori horror dell’ultimo trentennio, autore di “Hellbound Heart”, il romanzo da cui è tratta la serie di film “Hellraiser” che ha, come tutto voi sapete, come protagonisti quei simpatici demoni extradimensionali che prendono il nome di Cenobiti.
Il primo film, intitolato proprio Hellraiser, uscì nel lontnao 1987 e, a fronte di un budget molto limitato, la qualità degli effetti speciali era molto elevata, cosa che, unita alla genialità di Barker, permise al film di diventare un cult e avere numerosi seguiti, nonostante il primo sia stato il migliore della serie.

Per anni si è parlato di Remake del primo capitolo (cosa che hanno anche fatto con le altre tre “grandi saghe” del settore: Nightmare, Venerdì 13 e Halloween), me per anni non se ne è fatto nulla, evitando di gettare fango su una storica saga.
Il progetto di questo ottavo capitolo di Hellraiser, intitolato Revelation, è stato messo in piedi solo per un motivo: se la Dimension Film non avesse prodotto un altro Hellraiser avrebbe rischiato di perdere tutti i diritti sui personaggi di Barker.
In pratica il film non è nato neanche come un progetto creato per ricavare altro denaro dalla serie, cosa che, seppur molto deprimente, sarebbe comprensibile, ma solo come ancora di salvataggio.
E si sente, o meglio, si vede.

Prima di tutto Doug Bradley, l’unico interprete di Pinhead Fin dal 1987, e unico motivo per cui, almeno parlo per il sottoscritto, valeva vedere gli altri film della serie, non ha preso parte al film.
L’attore ha negato una sua partecipazione per varie motivazioni, tre cui la scarsa qualità della sceneggiatura, i tempi ristretti di lavorazione (poche settimane) e il limitatissimo Budget (che ammontava a circa 300.000$).
Al suo posto è stato chiamato Stephan Smith Collins che era al suo primo lungometraggio.
Ora, parlando chiaramente, Pinhead ERA Bradley è Bradley ERA(purtroppo devo parlare al passato) Pinhead, quindi, se l’attore deve essere sostituito (Cosa giusta, i franchising devono pur continuare…) che almeno sia fatto in un BEL film, all’interno del quale non si sente, o si sente poco, la mancanza di un personaggio storico.
In Secondo luogo, ancora di più a sottolineare il fatto che sia stato un progetto fatto solo perchè erano con l’acqua alla gola, la pubblicità per questo film è stata inesistente.
Un esempio è il fatto che quando lo vidi io mi ripromisi di vederlo subito, ma mi persi la sua uscita per oltre un anno!

Lui è l’unico e solo!

Insomma, parliamo dell’ottavo film di una serie già in declino da tempo in termini di qualità (grandissima serie, certo, ma i sequel costano molto caro), girato con pochissimi soldi e pochissimo tempo, senza l’interprete principale e senza buone idee.
Va da sé che non poteva andare molto lontano.
Come per aggiungere la beffa al danno, anche il creatore della serie, Clive Barker, non solo non ha preso parte al film, ma dopo molto tempo, ha anche scritto su twitter un messaggio, in cui disconosceva completamente il film.
Come minimo, dico io.

Insomma, il film fu una delusione.
L’unica curiosità che mi rimane, oggi come allora, è come fa il barbone, un personaggio apparso alla fine del film, a non morire per il colpo di fucile. Chi è quel barbone? Perchè fa quello che fa?
Chissà se lo saprò, prima o poi.


*L’altra è una recensione di The Amazing Spiderman, ma torneremo anche su quello.


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The Man in the High Castle aka la serie tv “Una Svastica sul Sole”

Qualche giorno fa ho visto il pilot ti “The Man in the High Castle”, ossia la serie tv, prodotta da Amazon, basata sull’omonimo libro di Philik K. Dick, in Italia tradotto con “Una svastica sul sole.”

La prima puntata è gratis su Amazon, per i possessori di Amazon prime, e saranno loro, noi, a decidere il destino della serie: Se piacerà ne verranno prodotti altri episodi, altrimenti nisba.
Non sono sempre un fautore di questo metodo, basta ricordare che fine ha fatto Zombieland, che poteva essere una serie magnifica, chiusa anche a causa di stupidi che la criticavano perchè “Non sono gli stessi attori del film.”
Ma va, davvero?

In ogni caso…di che parla?
E wikipedia ci accorre in aiuto:

L’autore immagina un’ucronia in cui Hitler e l’impero giapponese hanno sconfitto gli alleati nella seconda guerra mondiale, diffondendo il nazismo nel mondo intero, Stati Uniti compresi. In quest’universo alternativo, il destino dell’America ricalca quello della Germania post-1945: è infatti divisa in tre stati, corrispondenti alla costa orientale (sotto controllo tedesco), quella occidentale (controllata dai giapponesi) e gli Stati delle Montagne Rocciose, che fungono da cuscinetto tra gli altri due. In primo piano le vicende di un gruppo di personaggi: l’orafo ebreo Frank Frink (il cui vero nome sarebbe Fink, alterato per sfuggire alla caccia dei nazisti), la sua ex-moglie Juliana, insegnante di arti marziali, l’antiquario Childan (che vive servendo i giapponesi, ma ammira segretamente i nazisti), il funzionario nipponico Nobosuke Tagomi e l’uomo d’affari svedese Baynes. Le vite di queste cinque persone entreranno in contatto in modo drammatico, quando verranno coinvolti in una serie di complotti orditi dalle potenze che si sono spartite il mondo (nazismo tedesco e imperialismo giapponese); a tutti verrà però concessa una rivelazione sul mondo in cui vivono e che sembra loro normale, per quanto mostruoso.

In pratica: Cosa sarebbe successo se la Seconda Guerra Mondiale fosse stata vinta dai Nazisti?
Niente di buono.
Il primo episodio mostra un mondo allo sbando etico e morale, sul punto di un’ulteriore guerra a causa della lotta per la successione che scoppierà una volta morto il Furher.
Ma c’è dell’altro.

Il mondo in cui vivono è un mondo nazista, con tutte le orribili conseguenze del caso.
Come, abbiamo detto, un mondo in perenne stato di tensione.
Camicie brune che girano ovunque.
Persone “Diverse” costrette a nascondersi.
Ma il terrore del mondo descritto nel libro di Dick, e in questa serie tv, si può condensare in uno scambio di battute riguardo a della cenere che cade dal cielo:

“Cos’è?”
“L’ospedale.”
“L’ospedale?”
“Di martedì bruciano gli storipi e i malati terminali, sonio un peso per lo stato.”

Spaventoso.


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Idiocracy, il futuro è la stupidità

Da questo venerdì ho deciso di cominciare a recuperare articoli del vecchio blog, Helldoom’s Reign, e riproporli, in forma rielaborata, in questo nuovo Bazar. I motivi sono svariati, ma il principale è quello di poter recuperare ottimi pezzi, per poi, alla fine, cancellare il vecchio blog, magari facendone altro.

Ho deciso di cominciare recuperando la “Recensione” di Idiocracy, un film distopico/futuristico molto ben fatto e spaventoso.
Spaventoso perchè è la versione più realistica del futuro che io abbia mai visto, in special modo considerando gli ultimi tempi.

Idiocracy è un film del 2006, uscito in Italia solo nel 2007.
In questa commedia, si, in realtà sarebbe una commedia con spruzzata con piccole dosi di fantascienza e massicce dosi di humor nero, viene descritto un possibile futuro dell’umanità in cui l’evoluzione non ha favorito i più forti e i più intelligenti, ma i più stupidi.
Il perchè, usando le stesse parole del film, è abbastanza semplice: Si accoppiavano come conigli, e non c’erano predatori naturali ad assottigliare le fila.

La trama è abbastanza semplice: Il soldato semplice Joe Bauers , l’esempio perfetto di uomo medio, e una prostituta di nome Rita vengono messi in una capsula criogenica per un esperimento dell’esercito, ma l’esperimento non va come previsto e, invece di svegliarsi un anno dopo, si svegliano nell’anno 2505.
In questo futuro l’umanità si è istupidita a livelli spaventosi, tanto che Joe, uomo comunissimo nel suo tempo, è visto come un genio in grado di salvare gli Stati Uniti d’America dai problemi dovuti alla stupidità umana.

Il world Building è davvero ben fatto, tutti i problemi sono collegati alla stupidità delle persone e la loro crescita esponenziale, quella degli stupidi, è spiegata in modo così cristallino da sembrare possibile e realistico.
Già solo per questa cura nella costruzione merita di essere visto, ma c’è dell’altro.
Nonostante sia solo una commedia, mostra un modo distopico, come ho detto, davvero terribile, in quanto può essere interpretato come uno specchio, estremizzato all’inverosimile quanto volete, della società moderna.

Stupidi, grassi, pigri egocentrici la cui vita è dettata dal sesso, dal cibo e dalla visione di programmi demenziali.
Questa descrizione vi ricorda qualcosa?

 


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Italiano Medio, di Maccio Capatonda

Se c’è una cosa che adoro è la comicità surrealista, ossia quel tipo di comicità che gioca sull’estremizzazione oltre ogni limite, sfociando nell’assurdità e avendo, spesso, anche il pregio di far pensare e ragionare sulla società, sul momento storico in cui si vive o su qualunque altro tema al centro dello sketch comico.
Ovviamente è un tipo di comicità molto difficile da realizzare, ci vuole poco per scadere nel ridicolo e nel triste del tipo “poveraccio, è proprio un cretino”, a dire il vero non so nemmeno se esiste questa definizione, ma “Comicità surrealista” può rendere l’idea del tipo di comicità di Maccio Capatonda, famoso per i suoi Trailer*, il cui nuovo film è uscito ieri nei cinema di tutta Italia e che io, ovviamente, sono andato a vedere.

Italiano Medio riprende l’idea di uno dei Trailer di Maccio Capatonda, ampliandola e analizzandola. L’idea di base è semplice: un uomo che fa di tutto per salvare il mondo (Vegano, ecologista, contro la vivisezione, per la raccolta differenziata etc. etc…certo, un poco esagerato, ma il senso generale è che tenta di migliorare il pianeta) vive malissimo e l’unico modo che ha per vivere meglio è prendere una pillola che ne limita le capacità cerebrali al 2%**, trasformandolo in un “Italiano Medio”, ossia un essere sub umano, imbecille in grado di pensare solo ad accoppiarsi con il maggior numero di donne possibile.***

La paura di veder rovinata la particolare comicità contenuta nei pochi minuti di Trailer era molta, ma già con Mario, una serie TV scritta da lui, e i suoi seguiti abbiamo visto che Maccio Capatonda era capacissimo di gestire anche tempi comici più lunghi di un trailer.
E ci è riuscito alla grandissimi anche con questo film.

Ovviamente è un tipo di film che non può piacere a tutti per il semplice fatto che non a tutti piace questo tipo di comicità, ma chi ha adorato i Trailer, chi ha adorato Mario e chi adora questo tipo di comicità non si possono lasciar sfuggire questa ultima opera.
Oltre ad analizzare più a fondo i temi cardine elencati un paio di paragrafi sopra, questo film analizza quella che oggi è la maggior parte della società italiana: schiava della televisione, del sesso visto come fine ultimo della propria vita e del divertimento degenerato.

Un disegno tragicomico che, tuttavia, ci mette in una posizione tale da dover fare i conti con noi stessi.
Tra una risata e l’altra.


 

 

*Se non li conoscete siete prima di tutto degli eretici, in secondo luogo potete recuperarli tranquillamente su Internet.
** Guardate Limitless, a proposito, ve lo consiglio. Perché? L’ispirazione per Italiano Medio (La pillola che modifica le capacità cerebrali) è presa da lì!
***Venerdì prossimo vi parlerò di un film che mostra, in pratica, una versione del futuro in cui sono tutti “Italiani Medi”.


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WONDERBOOK, di Jeff VanderMeer

Wonderbook

La narrazione, in special modo la narrativa dell’immaginazione, è una delle attività più antiche del mondo, forse la più antica in assoluto. Nel nostro paese è spesso bistrattata, in special modo quella attraverso la parola scritta, ma all’estero è tenuta in gran conto, tanto che uno dei più importanti autori dei nostri tempi ha scritto un libro, una guida illustrata su come produrre e creare narrativa d’immaginazione.

Ed oggi ho l’onore, sul mio neonato blog, di ospitare Davide Mana che ci palerà del WONDERBOOK, un libro che ho la fortuna di possedere*, e che è semplicemente una figata fotonica.

Jeff VanderMeer è uno degli autori più importanti emersi nell’ultimo decennio nel panorama della letteratura d’immaginazione. Narratore, editor, critico e saggista, VanderMeer sembra incapace di sbagliare un colpo, e sta mietendo premi con una frequenza sorprendente.

WONDERBOOK: The Illustrated Guide to Creating Imaginative Fiction, pubblicato nel 2013 da Abrams Image, è il secondo lavoro di VanderMeer dedicato alla scrittura, dopo Booklife: Strategies and Survival Tips for the 21st Century Writer, uscito nel 2009 per i tipi della Tachyon Press. Booklife era il prodotto di una serie di post comparsi sul blog del’autore, raccolti ed ampliati in un manuale per scrittori che si focalizzava di più sugli aspetti personali della scrittura che non sull’atto dello scrivere – come gestire il proprio tempo, come conciliare vita familiare, lavoro e scrittura, come utilizzare i social network… Wonderbook si presenta invece come un corso integrato di scrittura – un corso, badate bene, non un manuale. Il manuale di scrittura è infatti un testo che presenta un singolo percorso, un set di regole standard alle quali, secondo l’autore del manuale, l’aspirante scrittore si deve attenere al fine di svolgere il proprio lavoro. Il corso di VanderMeer è invece un testo pluralista e organico, che si affida a contributi esterni, ad esempi disparati e soprattutto ad una stretta integrazione fra testo e immagini, per offrire al lettore un ventaglio di opzioni, una scelta di percorsi.

Wonderbook 1

Strettamente orientato al fantastico, Wonderbook copre tutti gli aspetti della scrittura, dall’ispirazione alla delineatura, alla definizione di una struttura narrativa, fino alla revisione, alla gestione dei beta-reader e dell’editing. Numerosi gli interventi di autori ospiti – da Kim Stanley Robinson a Lauren Beukes, da Desirina Boskonovich a George R.R. Martin, da Joe Abercrombie a Catherinne M. Valente – ciascuno dei quali analizza un aspetto specifico della scrittura.

E poi la grafica – surreale, coloratissima, stupefacente, che inonda il lettore di sensazioni, di informazioni e di suggerimenti, e che fa di Wonderbook uno dei libri visivamente più belli fra quelli pubblicati negli ultimi anni.

A complemento del volume, esiste poi un sito web – http://wonderbooknow.com/ – che offre contenuti extra e aggiornamenti. L’edizione elettronica del Wonderbook (ma attenzione, serve un reader con schermo a colori, o meglio ancora un tablet per poterne godere appieno), integra i link al sito di supporto, facendo del corso di scrittura di Jeff VanderMeer un manuale transmediatico.

L’argomento testi sulla scrittura è particolarmente delicato – frequenti sono i casi di talebanismo, e sette diverse si affrontamno a colpi di citazioni di questo o quel manuale. Di fatto, ogni manuale di scrittura contiene degli elementi utili, e dovrebbe essere comunque affrontato con un minimo di relativismo. Wonderbook, con il suo essere corso e non manuale, offre certamente una percentuale elevatissima di sostanza rispetto a ben poco riempitivo discutibile. È estremamente valido, e non solo i premi incassati testimoniano la qualità  del lavoro, ma anche e soprattutto il fatto che Wonderbook sia stato adottato come testo di base per corsi di scrittura creativa in molte scuole e università . Si tratta insomma di un testo decisamente consigliato – per chi volesse approfondire i temi legati alla scrittura, come per chi scrive. E anche, semplicemente, per chi volesse aggiungere sul proprio scaffale un libro straordinariamente bello e divertente.

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*Grazie ad un regalo ben riuscito. E ho scritto “Fortuna” perchè, nonostante sia una figata fotonica, non è ancora stato tradotto in italiano. Chissà se succederà mai.