Domenico Attianese, il losco figuro che gestisce questo blog, è un autore indipendente, un editor, un giornalista e uno studente. Qui parlerà di Scrittura e cultura di genere, giornalismo ed editoria, antichi rituali per evocare demoni e curiosità assortite da fiera itinerante. Non siate così seri.


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Il Paradosso di Bake Off

Una cosa che amo fare, e nella quale me la cavo molto bene, è cucinare. Mi piacciono gli odori, i colori e, ovviamente, i sapori.
Amavo farlo da prima dell’esplosione mediatica che ha avuto il cibo e, infatti, raramente guardo programmi a tema, li trovo tutti simili e noiosi, poi mi sono imbattuto in Bake Off UK.
Si tratta di un programma in cui dei pasticcieri amatoriali devono sfidarsi, puntata dopo puntata, in una gigantesca varietà di preparazioni dolciarie attraverso tre prove per ogni puntata. Il bello di questo programma, quello che mi ha appassionato, è stata la varietà di dolci proposta e il fatto che analizzavano i diversi metodi di preparazione, il che mi ha fatto imparare un sacco di cose sulla preparazione dei dolci.

Luis. Il migliore, riusciva a creare delle vere e proprie opere d’arte.

I concorrenti del programma inglese, anche se erano solo “amatoriali”, riuscivano a creare dei dolci di una complessità, di una originalità e di una bellezza unici (La cosa più semplice? Un “Set” di biscotti, disegnati in modo perfetto, che rapprensentavano la lotta tra San Giorgio e il Drago).
Quando ho visto che c’era anche la versione Italiana, nonostante i giudici mi fossero alquanto antipatici, ho deciso di vedere le prime puntate, sempre per lo stesso principio: Bravissimi pasticcieri che cucinano e io che posso imparare.
Purtroppo, Bake Off Italia non era allo stesso livello.

A prescindere dal fatto che non si possono paragonare le abilità degli “amatoriali” italiani con quelle degli inglesi, il che ci può dare già una perfetta idea di cosa si intende per amatoriale qui in Italia, ma il problema principale è il programma stesso.
In Italia c’è questo mito della sofferenza, il fatto che per creare qualcosa di buono devi, per forza, superare atroci difficoltà, gettarci l’anima, il sudore e il sangue, combattere “i tuoi demoni” e, alla fine, uscirne vincitore.
E la differenza tra i due programmi, come la differenza di mentalità tra noi e il resto del mondo civile, è questa.

Mentre in Bake Off Uk i partecipanti dovevano preparare dolci difficilissimi, magnifiche composizioni e utilizzare tutte le loro abilità e basta, in Bake Off Italia i dolci da preparare, almeno fin ora, sono “Semplici”, ma vengono imposti ai partecipanti alcune ridicole limitazioni:

  1. Tempi volutamente ristretti, perchè devono saper fare le cose ad una velocità disumana.
  2. In alcune prove non hanno potuto utilizzare determinati strumenti (La planetaria, ad esempio).

Sempre Luis, mitico!

L’esempio di Bake Off può apparire assurdo, ma l’ispirazione per questo post (Dopo mesi di assenza :O) mi è venuta dall’ambiente universitario, nel quale ho ritrovato lo stesso tipo di “Principio della sofferenza”.
Un corso che poteva essere tra i più interessanti si è rivelato uno dei più fastidiosi perchè l’esame consisteva in una tesina, con le seguenti limitazioni:

  1. I libri o gli autori scelti da analizzare/su cui scrivere il saggio potevano essere esclusivamente italiani. Perché è una cosa insensata? Perché se il mio corso di laurea dovrebbe insegnarmi a muovermi in ambito editoriale dovrei avere a che fare con tutto il mondo, specie nel caso in cui di un determinato argomento ci sono libri migliori scritti da autori stranieri che italiani
  2. Non sono ammessi errori di battitura (Apostrofi a caso, virgole mancanti, punti mancanti, etc. etc.) pena un abbassamento del voto ridicolmente pesante. Perché è una cosa insensata? Non sto neanche a spiegarlo.
  3. Il limite sono 10.000 battute (A prescindere dal fatto che ormai certe cose si dovrebbero misurare in parole), ma bastano a malapena a dare un senso compiuto ad un’idea storpia utilizzando citazioni su citazioni. Perché è una cosa insensata? Data la limitazione degli autori italiani, creare un saggio sull’argomento del corso in così poche parole (Circa 2000. Un lungo articolo.) è un’impresa titanica.

In poche parole non è importante che sia originale, abbia una scrittura brillante o spazi tra vari autori (O meglio, sono cose risibili rispetto al resto), l’importante sono le limitazioni, il sottostare a loro.
Forse non ne usciranno giornalisti in grado si scrivere saggi appassionati, originali, brillanti o ben scritti, ma di sicuro saranno in grado di cucire un’accozzaglia di citazioni e dar loro senso compiuto.


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HPL 300: Finalmente il mio turno!

Sapete cos’è un “Dribble Novel”? Una Bribble Novel è una narrazione scritta (Racconto, novella, romanzo o altro) nato da brandelli più piccoli, di 100-300 parole l’uno, che poi vengono uniti insieme per formare un unicum omogeneo, ovviamente armonizzando tutti i “brandelli letterari”, se non si erano scritti fin dall’inizio per quello scopo.
Perchè è quasi sempre così, questi brandelli sono appunti, idee, parti di storie venute in mente al momento, raramente sono qualcosa di scritto con lo scopo di creare qualcosa.

E se così non fosse?
Cosa succederebbe se si scrivessero tanti brandelli allo scopo di creare una storia?
No, la domanda non è questa, perchè questo è quello che fanno tutti gli scrittori, singolarmente.
Cosa succederebbe se tanti scrittori si unissero per scrivere un racconto? 300 parole alla volta?
Nascerebbe HPL 300.

Alessandro Girola ha sempre avuto la stoffa per organizzare progetti che, in un paese come questo, nessuno si sarebbe sognato di organizzare.
Concorsi di scrittura di cui si è parlato per anni come Ucronie Impure.
Progetti di scrittura condivisi come il Survival Blog.
Round Robin come Due Minuti a Mezzanotte.
Ed ora ha deciso di raggruppare un considerevole numero di ottimi scrittori per creare una Dribble Novel a tema Lovecraftiano ed io ho la fortuna di affiancarli e di partecipare ad HPL 300 (Si tratta di Lovecraft, non potevo non partecipare! :D) con un mio capitolo, che andrà in onda domani, sul blog di Alessandro!

Intanto, vi lascio con la lista dei capitoli già usciti (Leggeteli, sono appena sei, 1800 parole al massimo. Non ci vuol molto!) e la lista di tutti gli scrittori che parteciperanno, o dovranno partecipare, alla Dribble Novel:

Capitolo 1: Alessandro Girola (pubblicato)
Capitolo 2: Marco Siena
Capitolo 3: Davide Mana
Capitolo 4: Daniele Ramella
Capitolo 5: Lucius Etruscus
Capitolo 6: Giordano Efrodini
Capitolo 7: Domenico Attianese
Capitolo 8: Lucia Patrizi
Capitolo 9: Mala Spina
Capitolo 10: Fabrizio Borgio
Capitolo 11: Germano Hell Greco
Capitolo 12: Marina Belli
Capitolo 13: Angelo Benuzzi
Capitolo 14: Marco Valle
Capitolo 15: Luca Tarenzi
Capitolo 16: Matteo Poropat
Capitolo 17: Angelo Sommobuta Cavallaro
Capitolo 18: Gianluca Santini
Capitolo 19: Claudio Vergnani
Capitolo 20: Massimo Mazzoni


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A cosa Diavolo Sto Lavorando (2)

Quando un vecchio progetto finisce e uno nuovo inizia ci si ritrova sempre in una specie di Limbo: felici di aver finalmente concluso uno scritto, ma allo stesso tempo ansiosi per dover mettere mano a qualcosa di nuovo, perchè di certo non si può restare con le mani in mano!

E allora, cosa sta succedendo in questo periodo?
Avrei già dovuto cominciare da tempo la riscrittura di un saggio, molto lungo e molto interessante, che però è stata posposta di qualche giorno, il Soggiorno Parmense e alcune cose che sono successe intanto, fulmini a ciel sereno, hanno preso il mio tempo e la mia attenzione in modo quasi totale, quel poco che è rimasta tenta di iniziare a studiare e aggiornare questo bazar!

Intanto ho finito il lavoro per la 40K, di cui parlai un po’ di tempo fa, combattendo contro la mia vita reale, ma il saggio, come ho detto, ha dovuto aspettare. In questi giorni lo riprenderò, anche perchè ho con me del materiale per ampliarlo.
In ogni caso la copertina, fatta fare apposta, è pronta, manca solo il lettering…ho un deja vu, voi no? xD

Ho terminato, intanto, un nuovo editing per Massimo Mazzoni (Potete dare un’occhiata qui  ai miei clienti e hai loro lavori, l’ultimo di Massimo è “Slittamento di terzo Grado”), e ho cominciato due nuovi editing per due autori diversi.
Ovviamente non dirò nulla perchè saprete tutto quando i lavori che sto editando usciranno fuori!

Intanto mi sono messo sotto con lo studio…
Ci credete, ve?
Credeteci anche voi con me, dai! 😀

A presto, spero con nuove nuove sul saggio in preparazione!30


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Moon Base Factory: Chi, Come, Dove, Quando e Perché.

moon-base-factory-bannerCome sapete, e, se non lo sapevate, lo saprete ora, io faccio parte della Factory Editoriale “Moon Base Factory”.
Ma cos’è Moon Base Factory? Perché è nata? E, soprattutto, qual è il suo scopo?
Ho deciso di scrivere questo post per ripresentarla a voi, come feci sul vecchio blog al momento della sua nascita, e mi sembra doveroso farlo.
Perché ne faccio parte, certo, ma non solo.
Perché è un collettivo pieno di idee e persone straordinarie, come dimostrato dagli ebook firmati dagli autori che fanno parte di Moon Base (Mettete mi paice alla pagine, e, cliccate sul tasto “Mi Piace” per selezionare “Ricevi Notifiche, in modo da essere sempre aggiornati su quello che facciamo!).

La Factory è nata, principalmente, per riunire un gruppo di persone capaci (Autori, editor, grafici e correttori di bozze) in grado di produrre ebook nel modo migliore possibile: Ben scritti, ben editati, ben impaginati e con una veste grafica ben riuscita.
Cose molto difficili nell’ambiente indipendente della narrativa di genere italiana, ma che, pian piano, sono riuscite a premiare.

Ovviamente non sono state persone scelte a caso, tutti noi ci conoscevamo già da anni e collaboravamo alla creazione dei nostri ebook e, per rendere ufficiale questa collaborazione, si è deciso di riunirsi tutti sotto il simbolo che vedete all’inizio del post.
Nella pratica nulla è cambiato, nella sostanza si: Chi vede il simbolo della Factory può essere certo della qualità dell’ebook.
Potrete essere certi del fatto che sia impaginato come si deve, anche perchè, cliccando sul link “Ben Impaginati”, potete andare ad un post del nostro blog, in cui spieghiamo come si possono impaginare gli ebook in maniera professionale senza nessun problema e con programmi semplicissimi.

Certi che siano editati in maniera professionale, visto che abbiamo molto editor d’eccezione, tra cui, non per vantarmi, io. Una cosa che ci distingue da editor più conosciuti online, in pratica quelli che si lamentano che stanno editando schifezze come se non ci fosse un domani, è che noi siamo più discreti, più concisi e, potete chiedere ai numerosi autori da noi editati, più bravi :D.

Con una magnifica grafica e copertina: Bastano due parole: Giordano Efrodini. Un mago, senza se e senza ma.

E, ovviamente, scritti bene. Poi gli ebook possono non piacere o meno, ma, come diceva Vonnegut: “Scrivete pensando di essere graditi a un lettore solo. Se si pensa di poter piacere a tutti, non si piacerà a nessuno.”, come ci ha ricordato Alessandro Girola ultimamente.

In pratica siamo un gruppo di professionisti e amici che si sono riuniti per produrre i migliori lavori possibili.
Per verificare le mie parole non vi resta che leggerci e, intanto, leggete la nostra mission, che spiega alla perfezione cosa siamo, cosa facciamo e in che modo lo facciamo:

Noi non siamo una casa editrice.
Non abbiamo nulla contro le case editrici, ma noi siamo qualcosa di diverso.
Noi siamo una factory.
Siamo un gruppo disorganizzato di creatori.
Siamo arrivati qui seguendo percorsi diversi.
Facciamo libri.
Non ci sono capi, direttori editoriali, padroni, amministratori delegati, sovrani o presidenti.
Non ci sono ruoli definiti. Ci sono solo le capacità che ciascuno è disposto a mettere in comune.
A seconda del progetto, ciascuno di noi può essere autore, editor, revisore, consulente ai contenuti, artista di copertina, addetto al marketing, responsabile per le ciambelle, ammaestratore di moffette.
La base è il reciproco rispetto e la reciproca stima.

Noi non siamo una associazione culturale.
Non abbiamo nulla contro le associazioni culturali, ma noi siamo qualcosa di diverso.
Noi siamo uno skunkworks.
Siamo veloci, flessibili ed adattabili.
Creiamo prototipi.
Facciamo ciò che gli altri non hanno ancora fatto – per lo meno non bene come noi.
Non abbiamo uno statuto, un contratto, un manifesto, delle linee-guida.
L’assoluta indipendenza di tutti i partecipanti è l’unica regola.
Genere o Mainstream.
Narrativa o Saggistica.
Lungo o Breve.
Gratuito o a Pagamento.
eBook o Cartaceo.
Noi lo facciamo.


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A cosa diavolo sto lavorando (40k edition)

Ebbene, signore e signori, se tutto va bene, entro fine mese dovrebbe uscire un mio ebook per i tipi di 40k.
Per l’esattezza, un saggio su un videogioco.
Ora vi racconto, tutto iniziò molti mesi fa…

Era settembre, se la memoria non mi inganna, e mi venne in mente l’idea per un saggio su un videogioco.
Presi, come al solito, appunti, anche se l’idea di auto-pubblicarlo non mi sembrava sensata, per il semplice motivo che, pur essendo un appassionato videogiocatore, non mi sono mai mosso nella comunità online dei videogiocatori e, di conseguenze, avrei avuto estrema difficoltà a pubblicizzare il lavoro.
Siccome il tempo già è poco, accantonai l’idea, ma, dopo un paio di giorni, l’illuminazione.

Bighellonavo online e feci un salto sul sito della Casa Editrice 40k, non so come ci arrivai, men che meno perchè, sta di fatto che, non appena vidi il format di proposta dei lavori (Mi stavo facendo un giro sulle pagine), mi si accese qualcosa nel cervello.

Breve parentesi sul format: Nel resto del mondo civilizzato uno dei metodi per pubblicare con una CE (Da ora in poi sta per “Casa Editrice”) è quello di proporre un’idea, loro la vagliano, vagliano anche chi sei e cosa hai fatto nell’ambito, e decidono se accettare o meno che tu scriva e sviluppi quell’idea per loro. 40k, forse l’unica in Italia (Smentitemi se sbaglio.), dà questo tipo di possibilità.

Tornando a noi.
Gli ebook della 40k hanno la caratteristica di essere lunghi circa 40.000 battute, da qui il nome, il che era perfetto per quello che volevo scrivere.
Avevo già l’idea e alcuni appunti.
Quindi, perchè non proporlo?
Lo feci, ed oggi siamo arrivati alla fine.

Proprio ieri ho messo la parola fine al lavoro, in questi giorni darò un’ultima occhiata al tutto e, entro fine mese, dovrebbe uscire ufficialmente.
Che lavoro? Che videogioco?
Beh, l’Hype va fatto un poco per volta, no?


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L’invasione della Pornografia

 

Presto sarò l'unico libro utile per parlare di narrativa in Italia :D

Presto sarò l’unico libro utile per parlare di narrativa in Italia 😀

Da quando esiste l’uomo esiste la pornografia, anzi, probabilmente esiste da prima.
Sono decenni, ormai, che nessuno si scandalizza vedendo in vendita film o riviste pornografiche, quindi non vedo perchè ci si dovrebbe scandalizzare quando qualcuno scrive racconti che hanno questo tema come centro.
Oltretutto sono anche facilmente individuabili.
A differenza di quanti molti credono, la differenza principale con la narrativa erotica è talmente lampante da rendere i due generi palesemente diversi: se ci sono scene di sesso descritte in modo che anche Tinto Brass arrossirebbe, allora è pura pornografia.
Cosa c’è di male?
Niente, il problema è che la pornografia sta invadendo ogni angolo della produzione indipendente di Amazon.

Vuoi per il fatto che non ci sono tante categoria quante quelle americane, vuoi perchè non ci sono controlli, in ogni caso le classifiche di Amazon vengono scalate da pornografia spacciata per fantasy, fantascienza e chi più ne ha più ne metta.
La narrativa di genere è stata invasa da romanzetti pornografici, perchè sono solo questo, basta dare un’occhiata alle numerose, didascaliche e noiose scene di sesso presenti all’interno, spacciati per narrativa di genere.

Perchè?
Le risposte possono essere molte.
Perché chi le scrive in fondo si vergogna (Mi duole dirlo, ma la quasi totalità delle volte sono donne.), meglio dissimulare la cosa che essere additata come “pornografara”.
Perché ci si vuole spacciare per scrittori di genere, ma si è incapaci, quindi perchè non ambientare scene di sesso nello spazio spacciandolo per fantascienza o in un castello incantato spacciandolo per fantasy?
Perché, probabilmente, nella categoria “Letteratura erotica” non verrebbero filati nemmeno di striscio, in mezzo al marasma, ma camuffando il tutto da narrativa di genere, si potrebbe puntare al doppio del pubblico. Ovviamente un pubblico incapace di ragionare.

Il bello, quando vengono alla luce cose del genere, è che la cosa viene difesa.
(Ovviamente si glissa sul fatto che si truffino i lettori, spacciando per letteratura di genere qualcosa che non lo è.)
Ci si difende che solo perchè c’è una storia d’amore, specificata con cose del tipo “M/M, F/F, M/F”, ossia il tipo di gusti sessuali dei protagonisti, non bisogna ritenerlo pornografico.
Chissà perché, ma quando vedo specificato i gusti SESSUALI dei protagonisti, anzi, quando sento qualcuno che sceglia il romanzo/racconto che legge in base a quallo, per me il motivo è ovvio.
L’unica differenza tra due personaggi omosessuali e due eterosessuali è nell’ambito della sfera sessuale, quindi, se cerco una cosa tanto specifica, l’unica cosa che mi interessa è quella. La sfera sessuale. Ergo cerco pornografia.
In pratica: Vuole vederli scopare.

Non è tanto difficile.
Io, quando leggo fantasy, fantascienza, horror o altro me ne sbatto dei gusti sessuali dei protagonisti, nel senso che non sono un criterio di scelta per la lettura del romanzo, perchè non sono un elemento rilevante.
Se ci sono scene erotiche, ok, c’è n’è una anche in Matrix (Un esempio a caso), ma è:
Non pornografica.
Funzionale alla trama.
Unica e sola.

La pornografia sta invadendo il mercato, avvelenandolo lentamente.
L’unica cosa da fare è scrivere meglio, scrivere di più e scrivere più in fretta.


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A cosa diavolo sto lavorando (1)

Bazar In ProgressQuesto post, il primo dei post di Work In Progress, ma con un titolo molto più figo a dire il vero, sarebbe dovuto uscire lunedì.
Due giorni fa.
Solo che, due giorni fa, mi sono svegliato sudando freddo, con un mix di malattie mortali che hanno portato ad una resurrezione due giorni dopo e, quindi, hanno ritardato il post.
Mi spiace, la prossima volta terrò un set di sfere del drago sul comodino per queste eventualità.

Passiamo alle cose importanti.
Per Natale avrei dovuto pubblicare un nuovo ebook, ma il riposo dalla laurea, poi le feste, e poi l’idea che pubblicarlo dopo Natale sarebbe stato poco adatto hanno fatto maturare la decisione di scriverlo, si, ma pubblicarlo più in là.

Ovviamente non sono con le mani in mano, ma al lavoro su ben due progetti.
Il primo progetto, quello su cui sono al lavoro principalmente in questi giorni, è un ebook per una casa editrice.
Un saggio.
Si, ora mi posso pavoneggiare con il titolo di “Scrittore vevo” e addirittura “Saggista”, o meglio, potrei se le scadenze non incombessero, quindi non ne ho il tempo.
Ne saprete presto di più, tempo un paio di settimane, credo.

L’altro lavoro, ancora più segreto del precedente, sarà qualcosa che mi garantirà fama imperitura…tutti ridono, si.
La copertina dell’ebook è già pronta, durante i prossimi mesi, uno o due al massimo, ci sarà l’opera di riscrittura, di editing e di pubblicazione.
Vi piacerà, oh, se vi piacerà!

Finito qui?
Certo che no.
Intanto sto lavorando a due editing, con uno in attesa di inizio e un altro da iniziare nel prossimo futuro.
Il lavoro non manca, e prima che inizi l’università è meglio che mi dia da fare, così almeno da non sprecare il tempo libero che ho!


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WONDERBOOK, di Jeff VanderMeer

Wonderbook

La narrazione, in special modo la narrativa dell’immaginazione, è una delle attività più antiche del mondo, forse la più antica in assoluto. Nel nostro paese è spesso bistrattata, in special modo quella attraverso la parola scritta, ma all’estero è tenuta in gran conto, tanto che uno dei più importanti autori dei nostri tempi ha scritto un libro, una guida illustrata su come produrre e creare narrativa d’immaginazione.

Ed oggi ho l’onore, sul mio neonato blog, di ospitare Davide Mana che ci palerà del WONDERBOOK, un libro che ho la fortuna di possedere*, e che è semplicemente una figata fotonica.

Jeff VanderMeer è uno degli autori più importanti emersi nell’ultimo decennio nel panorama della letteratura d’immaginazione. Narratore, editor, critico e saggista, VanderMeer sembra incapace di sbagliare un colpo, e sta mietendo premi con una frequenza sorprendente.

WONDERBOOK: The Illustrated Guide to Creating Imaginative Fiction, pubblicato nel 2013 da Abrams Image, è il secondo lavoro di VanderMeer dedicato alla scrittura, dopo Booklife: Strategies and Survival Tips for the 21st Century Writer, uscito nel 2009 per i tipi della Tachyon Press. Booklife era il prodotto di una serie di post comparsi sul blog del’autore, raccolti ed ampliati in un manuale per scrittori che si focalizzava di più sugli aspetti personali della scrittura che non sull’atto dello scrivere – come gestire il proprio tempo, come conciliare vita familiare, lavoro e scrittura, come utilizzare i social network… Wonderbook si presenta invece come un corso integrato di scrittura – un corso, badate bene, non un manuale. Il manuale di scrittura è infatti un testo che presenta un singolo percorso, un set di regole standard alle quali, secondo l’autore del manuale, l’aspirante scrittore si deve attenere al fine di svolgere il proprio lavoro. Il corso di VanderMeer è invece un testo pluralista e organico, che si affida a contributi esterni, ad esempi disparati e soprattutto ad una stretta integrazione fra testo e immagini, per offrire al lettore un ventaglio di opzioni, una scelta di percorsi.

Wonderbook 1

Strettamente orientato al fantastico, Wonderbook copre tutti gli aspetti della scrittura, dall’ispirazione alla delineatura, alla definizione di una struttura narrativa, fino alla revisione, alla gestione dei beta-reader e dell’editing. Numerosi gli interventi di autori ospiti – da Kim Stanley Robinson a Lauren Beukes, da Desirina Boskonovich a George R.R. Martin, da Joe Abercrombie a Catherinne M. Valente – ciascuno dei quali analizza un aspetto specifico della scrittura.

E poi la grafica – surreale, coloratissima, stupefacente, che inonda il lettore di sensazioni, di informazioni e di suggerimenti, e che fa di Wonderbook uno dei libri visivamente più belli fra quelli pubblicati negli ultimi anni.

A complemento del volume, esiste poi un sito web – http://wonderbooknow.com/ – che offre contenuti extra e aggiornamenti. L’edizione elettronica del Wonderbook (ma attenzione, serve un reader con schermo a colori, o meglio ancora un tablet per poterne godere appieno), integra i link al sito di supporto, facendo del corso di scrittura di Jeff VanderMeer un manuale transmediatico.

L’argomento testi sulla scrittura è particolarmente delicato – frequenti sono i casi di talebanismo, e sette diverse si affrontamno a colpi di citazioni di questo o quel manuale. Di fatto, ogni manuale di scrittura contiene degli elementi utili, e dovrebbe essere comunque affrontato con un minimo di relativismo. Wonderbook, con il suo essere corso e non manuale, offre certamente una percentuale elevatissima di sostanza rispetto a ben poco riempitivo discutibile. È estremamente valido, e non solo i premi incassati testimoniano la qualità  del lavoro, ma anche e soprattutto il fatto che Wonderbook sia stato adottato come testo di base per corsi di scrittura creativa in molte scuole e università . Si tratta insomma di un testo decisamente consigliato – per chi volesse approfondire i temi legati alla scrittura, come per chi scrive. E anche, semplicemente, per chi volesse aggiungere sul proprio scaffale un libro straordinariamente bello e divertente.

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*Grazie ad un regalo ben riuscito. E ho scritto “Fortuna” perchè, nonostante sia una figata fotonica, non è ancora stato tradotto in italiano. Chissà se succederà mai.